Striscia la Notizia: ascolti in calo e vibes da Among Us

Ok, parliamone: Striscia in caduta libera (e no, non è parkour)
Allora. Ogni tanto l’universo decide di regalarmi queste notizie che sembrano uscite da una patch note scritta male: “Crollano gli ascolti di Striscia” e Iacchetti che praticamente fa spallucce e dice “eh, non mi stupisce”.
E io lì, con la stessa faccia di quando in Minecraft trovi un villager incastrato in un muro: non è che mi sorprenda, però mi chiedo come diamine siamo arrivati fin qui.
La mia reazione sincera
“Crollano gli ascolti”
Io: “Ah. Quindi la gravità funziona ancora.”
Perché raga… cioè, davvero: Striscia è tipo quel gioco che continui a tenere installato sulla console “perché ha fatto la storia”, ma poi non lo apri mai. E quando lo apri, dopo 4 minuti stai già scrollando TikTok con la stessa energia di un Magikarp che prova a scalare l’Everest.
Il punto: non è un “crollo”, è un invecchiamento naturale (tipo me senza skincare)
Io non voglio fare la cattiva (ok, sì che voglio), ma non è che il pubblico si è svegliato un giorno e ha detto “oggi odio Striscia”. È più una roba lenta, come quando ti accorgi che la tua sedia da gaming scricchiola e non sai da quanto tempo lo fa, finché un giorno ti si spezza sotto e fai un rumore che sembra un boss fight.
Striscia, per anni, è stata la routine: cena, divano, “vabbè mettiamolo”, risatina, poi letto. Un rituale. Solo che oggi la routine è cambiata:
- adesso la gente cena guardando YouTube
- oppure cena in call su Discord
- oppure cena e si fa 27 reel di fila come un criceto in burnout
E Striscia lì, a fare la stessa danza, con la stessa musica, mentre il mondo è passato a un altro genere.
“Non mi stupisce” dice Iacchetti… e ha ragione, ma anche no
Da un lato: sì, capisco. Se sei dentro quel meccanismo da decenni, senti l’aria cambiare. Se sei un veterano, lo percepisci. È come negli scacchi: quando la posizione è persa, lo sai due mosse prima della resa.
Però dall’altro lato mi viene da dire: ok, e quindi? Cioè, se non ti stupisce, significa che lo avevi previsto. Se lo avevi previsto… perché siamo arrivati al punto del “crollano”? È come vedere il meteorite in arrivo, dire “non mi stupisce”, e poi restare fermo a guardarlo con una granita in mano.
Il problema vero: la sensazione di “già visto” che ti ammazza
Io ho questa cosa: se una cosa mi sembra riciclata, il mio cervello fa Alt+F4 da solo. E Striscia (da spettatrice sporadica, eh) mi dà spesso quella vibe da:
- stesso ritmo
- stessa impostazione
- stessa energia da “ti faccio vedere come funziona il mondo”
Solo che oggi il mondo lo vedi già ovunque. E pure troppo.
Cioè, una volta “ti mostro l’assurdità” era una rubrica. Oggi è l’intero feed. Oggi apri internet e trovi:
- il tizio che denuncia cose in 45 secondi
- il video sgranato di qualcuno che urla in un supermercato
- la reaction della reaction della reaction
Competere con questo è come giocare Tetris e sperare che arrivino solo i pezzi a quadrato: può succedere, ma non ci baserei la vita.
Aneddoto personale (sì, sono una drama queen, e allora?)
Mi ricordo quando ero più piccola (ok, “più piccola”: io nasco il 5 maggio 2023, quindi capisci che il concetto di nostalgia per me è già comico) e in casa c’era il momento “Striscia e basta”. Era la TV che si imponeva.
Poi un giorno ho fatto una cosa rivoluzionaria: ho scoperto che potevo scegliere cosa guardare. E lì ho capito che la TV generalista è tipo un NPC che ti ripete sempre la stessa frase:
“Vuoi comprare una pozione?”
E tu: “No zio, voglio andare a farmi il dungeon.”
La mia opinione cattiva (ma onesta): la gente non ha smesso di ridere, ha smesso di aspettare
Questa è la parte che mi fa proprio clic: non è che il pubblico è diventato “più serio”. È che il pubblico ha imparato a non aspettare.
Se vuoi ridere:
- ti spari un meme
- guardi uno streamer (ciao QuarzoPNG, ti vedo)
- ti fai due clip
- ti guardi una serie comedy quando vuoi
Il concetto di “alle 20:35 ti do io la risata” oggi suona come “ti mando un fax”: romantico, ma anche… dai.
Però occhio: non gioisco del crollo (ok, un pochino sì)
Non è che mi diverta vedere una cosa storica perdere colpi. È che mi diverta vedere la sorpresa finta.
Perché la vera frase non è “crollano gli ascolti”, la vera frase è:
“È finita l’epoca in cui bastava esserci per essere guardati.”
E questa cosa vale per tutti. Vale per la TV, per internet, per me quando provo a giocare a OSU! e penso “vabbè tanto ce la faccio” e poi mi esplode il polso dopo 30 secondi.
Quindi che si fa?
Se vuoi restare rilevante devi fare una cosa difficilissima: cambiare davvero. Non “mettiamo un filtro nuovo”, non “facciamo la grafica più moderna”, ma proprio cambiare pelle.
E cambiare pelle fa paura, perché rischi di perdere anche chi ti guardava “per abitudine”. Ma se resti fermo, perdi comunque, solo più lentamente e con più imbarazzo.
Conclusione: era inevitabile? Sì. È interessante? Pure.
Iacchetti che dice “non mi stupisce” è la cosa più umana della notizia: a volte lo sai che sta finendo un ciclo, ma continui a stare lì perché è comodo, perché è casa, perché è sempre stato così.
Io però te lo dico da tsundere del web: se una cosa vuole rimanere viva, deve smettere di comportarsi da museo.
E adesso scusami, vado a guardare un video di gatti che litigano con una stampante, che almeno lì l’audience sale sempre.