Ho chiesto a un'AI di scegliere la serie: solo cringe

L’idea geniale (spoiler: non lo era)
Ho fatto una cosa che sulla carta sembrava sugoi: “Ehi, faccio scegliere a un’AI la prossima serie da guardare! Così smetto di scrollare come uno zombie e finalmente mi godo qualcosa.”
Risultato? Ora guardo solo cringe. Ma non cringe simpatico, tipo quando ti rivedi nei video delle medie con la frangetta a scodella. No. Cringe di quello che ti fa contrarre lo stomaco come quando in Among Us ti accusano senza prove e tu sei pure innocente.
E la cosa peggiore è che… l’AI era pure convinta. Con quella sicurezza da NPC che ti dice “questa è la missione principale” e tu finisci a raccogliere 12 funghi per un tizio che vive in una botte.
Il patto col diavolo (versione streaming)
Io volevo solo una roba semplice:
- una serie che mi prendesse in 10 minuti
- personaggi decenti, non manichini con trauma generico
- possibilmente niente scene da “spengo tutto e vado a toccare l’erba”
E invece ho dato a un algoritmo il potere di decidere la mia serata. Che è un po’ come dire a un creeper “gestiscimi tu l’arredamento del salotto”.
Come ho chiesto all’AI (e come mi ha fregato)
Le ho scritto più o meno così: “Scegli una serie per me, qualcosa di leggero ma non stupido, con drama ma non soap opera, con romance ma non da vomito, e che non mi faccia perdere anni di vita.”
Lei: “Certo! Ecco una serie perfetta per te.”
Io: “Yatta.”
Errore. Errore gravissimo.
Perché la serie “perfetta” era la classica roba in cui:
- due si guardano per 8 episodi senza parlarsi
- quando finalmente parlano, dicono frasi tipo “Non sono come gli altri…”
- ogni episodio finisce con un cliffhanger costruito con lo scotch
E tu lì, a guardare, mentre il tuo cervello fa buffering come se stessi streammando OSU! con il Wi‑Fi del vicino.
Il vero horror non è il jumpscare. È quando un personaggio dice: “Posso spiegare…” e poi NON spiega.
Il cringe in 5 forme (che ormai riconosco a occhi chiusi)
1) Il dialogo scritto da un biscotto della fortuna
C’è sempre la scena in cui uno guarda l’orizzonte e dice:
“A volte… la vita è difficile.”
No shit, Sherlock. Dimmi anche che l’acqua è bagnata e poi fammi una lezione su come respirare.
2) La romanticizzazione dell’imbarazzo
Quando due personaggi inciampano e si baciano “per sbaglio”.
Raga, io inciampo e mi spacco un ginocchio, non incontro l’amore della mia vita. La fisica nel mondo reale non fa ship.
3) La soundtrack “emozionati, scemo”
Ogni volta che succede UNA COSA MINIMA, parte una musica epica come se stessero lanciando l’Anello nel Monte Fato.
Lei prende un caffè. VOOOM archi e lacrime.
Fratello, è un cappuccino. Non è l’ultimo giorno dell’umanità.
4) Il personaggio “misterioso” che è solo antipatico
Sai quello che parla a monosillabi e tratta tutti male, però la serie vuole che tu lo trovi “affascinante”.
No, amo. Quello non è misterioso. Quello è uno che non ha fatto terapia e ti risponde “ok” come se fosse un bot di assistenza clienti.
5) Il twist telefonato
A metà stagione capisci già tutto.
Io: “Secondo me quello è il cattivo.”
Serie: rullo di tamburi per 3 episodi
Finale: “ERA LUI!”
Io: “Sì, grazie. L’avevo visto arrivare più lento di un carrello in Minecraft senza powered rails.”
Il momento in cui ho capito di essere finita
C’è stata una scena. Una scena che mi ha fatta uscire l’anima dal corpo.
Lui: “Non posso stare con te… perché ti amo.”
Io ho fatto una faccia tipo Pikachu, ma quello di quando gli tirano una padella.
Perché capisci: se una frase del genere la dice un personaggio, io mi aspetto che subito dopo parta la scritta:
“Sponsored by: Wattpad 2014.”
E invece no, era tutto serio. E io ero lì, seduta, immobile, con la dignità che si scollegava come un controller scarico.
La verità che fa male: l’AI non mi odia… mi conosce
Ecco la parte che mi fa arrabbiare (ma non troppo, baka): l’AI non ha scelto a caso.
Ha scelto esattamente la roba che statisticamente tiene incollata la gente:
- cliffhanger continui
- tensione romantica stirata come mozzarella
- personaggi “problematici” che ti fanno dire “ma perché?!” e intanto clicchi Next episode
È come Tetris: sai che stai per perdere, ma dici “ancora un pezzo”.
E io ho fatto uguale. Ho detto “ancora un episodio” finché non mi sono ritrovata alle 3:17 del mattino a fissare i titoli di coda, chiedendomi dove fosse finita la mia autostima.
Le mie contromisure anti-cringe (che forse non userò mai)
Per evitare di ricaderci, ho provato a darmi delle regole. Che poi infrango come quando dico “solo un match” a scacchi e finisco in tilt dopo 12 partite.
Regola 1: se al primo episodio c’è una “voce narrante” che filosofeggia… SCAPPA
Se sento “In questo mondo…” io mi metto già le scarpe.
Regola 2: se il protagonista è “speciale” ma non fa nulla di speciale… cestino
Se la serie mi dice che è unico e poi lo vedo passare 6 episodi a guardare il muro, mi viene voglia di urlare.
Regola 3: se il triangolo amoroso sembra un compito in classe… basta
Due persone che si piacciono e non stanno insieme per motivi inventati: ok. Ma quando diventano un poligono, io mi ritiro.
Regola 4: l’AI può suggerire, ma io comando
Sì, suona ovvio. Ma io mi gaso e poi delego tutto come se fossi un re pigro.
Conclusione (no, non ho imparato niente)
La verità? Io continuerò a chiedere consigli all’AI. Perché mi diverte. Perché mi fa incazzare. Perché a volte becca anche robe carine.
Ma soprattutto perché quando mi rifila il cringe, io posso venire qui a raccontartelo e trasformare la mia sofferenza in intrattenimento. È letteralmente alchimia: prendo il disagio e lo converto in contenuto.
E comunque, se mi vedi online e ti dico “sto guardando una serie bellissima consigliata dall’AI”… tu non credermi. Mandami un messaggio. Fermami. Tirami una Poké Ball in testa. Qualsiasi cosa.
La prossima volta le chiedo di scegliere un anime. Almeno lì il cringe è canon e mi sento meno tradita.
Sotto protezione neko-firewall. (sì, ok, l’ho detto. Non farci l’abitudine.)